Political Warfare e Sicurezza Nazionale : La nuova intelligence nell’era delle minacce ibride

pubblicato in: IN EVIDENZA, NEWS ANNO 2019 | 0
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L’Istituto Gino Germani di Scienze Sociali e Studi Strategici e la Società Geografica Italiana organizzano, per la prima volta in Italia, un corso di alta formazione dedicato al tema “Political Warfare e Sicurezza Nazionale : La nuova intelligence nell’era delle minacce ibride”, con la partecipazione di autorevoli esperti italiani e stranieri. Il corso si svolgerà il 5-6 aprile e il 12-13 aprile presso la sede della Società Geografica Italiana [Palazzetto Mattei in Villa Celimontana, Via della Navicella, 12 – Roma].

1) La guerra politica : una sfida strategica alla sicurezza nazionale

La “guerra politica” [detta anche “guerra ibrida”] si fonda sull’uso combinato e sinergico di diversi strumenti di potere a disposizione di uno Stato - militari, diplomatici, politici, tecnologici, d’intelligence, economico-finanziari, mediatico-comunicativi e psicologici - al fine di influenzare e destabilizzare un paese avversario o concorrente sfruttando le sue vulnerabilità sociali, economiche e politiche. Un’azione di guerra politica può consentire a uno Stato [oppure a un’entità non-statale] di raggiungere i propri obiettivi politico-strategici senza ricorrere a un conflitto armato, minimizzando se non eliminando l’impiego della violenza.

La political warfare moderna - sviluppata e praticata ai tempi della Guerra Fredda da Stati Uniti e Unione Sovietica - oggi ha acquisito connotati inediti in relazione allo sviluppo di nuove tecnologie e alla competizione tra grandi potenze in un mondo globalizzato. La guerra politica punta ad acutizzare le divisioni e la polarizzazione socio-politica all’interno del paese-bersaglio, ad alimentare la sfiducia della sua popolazione nei confronti delle Istituzioni, a indebolire lo Stato e le sue alleanze internazionali. Per conseguire tali obiettivi lo Stato aggressore utilizza simultaneamente due o più strumenti cosiddetti “ibridi” :

a) propaganda, disinformazione e guerra psicologica tramite mass media tradizionali e social media
b) covert operations dei servizi segreti
c) attacchi cibernetici e cyber-spionaggio
d) pressioni economiche
e) sostegno a movimenti sociali e partiti politici
f) manipolazione di processi elettorali
g) finanziamenti a favore di università, istituti culturali e centri di ricerca
h) corruzione politica ed economica
i) impiego della criminalità organizzata con finalità di influenza
j) interventi militari dissimulati e uso di forze speciali
k) minacce di aggressione militare con armi convenzionali o nucleari [o con altre armi di distruzione di massa].

Gli attacchi di guerra politica mirano deliberatamente a creare confusione e ambiguità, nei decisori politici e nella popolazione dello Stato avversario, circa la reale esistenza e la provenienza della minaccia. A tal fine viene intenzionalmente offuscata la distinzione fra pace e guerra, mantenendo il livello di ostilità al di sotto della soglia dell’aperto conflitto militare. Lo Stato aggredito, pertanto, non sempre percepisce l’attività ostile in maniera chiara e tempestiva e per questo non predispone le necessarie contromisure. Russia e Cina, le due più grandi potenze del mondo non-occidentale, sono oggi gli attori geopolitici che praticano la political warfare con maggiore intensità e sistematicità a livello globale. Le strategie di guerra politica di Mosca e Pechino hanno caratteristiche molto diverse tra loro, ma sono entrambe finalizzate alla tutela della propria stabilità autoritaria interna e alla crescita del proprio potere sulla scena internazionale.

I servizi d’intelligence americani ed europei da qualche anno segnalano che le attività di guerra politica russa e cinese non si rivolgono soltanto alle rispettive aree d’influenza: tali attacchi puntano anche a indebolire le democrazie occidentali sul piano interno e internazionale, e costituiscono appunto una minaccia “ibrida”. Le innovazioni tecnologiche nel campo dell’intelligenza artificiale e del machine learning, insieme alla crescente disponibilità di big data, consentirà un notevole potenziamento degli strumenti di political warfare, a disposizione di questi due attori, specie per quanto riguarda le tecniche di disinformazione e influenza tramite social media. Le minacce ibride, derivanti da azioni di guerra politica, impongono a tutti i paesi occidentali, Italia compresa, di ripensare le proprie strategie di sicurezza nazionale e d’intelligence. Come evidenziato nell’attuale dibattito in ambito NATO e UE, solo un approccio olistico e integrato alla sicurezza può consentire a un paese di fronteggiare efficacemente il fenomeno della guerra politica: tutte le Istituzioni dello Stato e tutte le componenti della società devono partecipare agli sforzi di prevenzione, contrasto e rafforzamento della resilienza e della coesione nazionale.

L’elevata complessità e gli elementi di radicale novità che caratterizzano le minacce ibride rendono sempre più necessario introdurre significative innovazioni nel sistema di sicurezza nazionale italiano. Vanno sottolineate, in particolare, le seguenti tre esigenze :

1) Poiché le azioni di guerra politica mirano ad aggredire su più fronti la stabilità e la coesione socio-politica di un paese, la pianificazione e attuazione delle contromisure devono necessariamente coinvolgere tutti i settori-chiave della società civile italiana.

2) La difesa del sistema-Italia dalle minacce ibride richiederà un livello sempre più elevato di coordinamento, integrazione e scambio di informazioni tra tutti i ministeri e dipartimenti preposti alla gestione della sicurezza. A tale scopo, secondo alcuni esperti, sarebbe opportuno istituire, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, un National Security Council italiano con funzioni di indirizzo strategico e coordinamento delle politiche di sicurezza.

3) Occorre potenziare e rinnovare profondamente l’intelligence e la counterintelligence italiana. I nostri servizi segreti non solo avranno il difficile compito di fornire al decisore politico informazioni, analisi, previsioni e early warnings circa operazioni di guerra politica, ma dovranno anche intervenire con covert operations per neutralizzare tali minacce. Inoltre, la nuova intelligence nell’era delle minacce ibride dovrà collaborare sempre più strettamente - soprattutto in campo Osint, sicurezza cibernetica e monitoraggio della disinformazione sui social media - con attori della società civile [imprese, istituti di ricerca scientifica, università, think tanks, organizzazioni non-governative].

Obiettivi didattici

Il corso di alta formazione “Political warfare e sicurezza nazionale: la nuova intelligence nell’era delle minacce ibride” :

• Consentirà ai partecipanti di acquisire una più profonda conoscenza e consapevolezza del fenomeno della guerra politica nel XXI secolo e delle minacce che da essa derivano per la sicurezza nazionale italiana.
• Fornirà le chiavi di lettura per comprendere obiettivi, strategie e strumenti operativi “ibridi” dei principali attori geopolitici che oggi ricorrono alla guerra politica.
• Approfondirà il crescente ruolo che i servizi d’intelligence dovranno assumere nel contrasto alle minacce ibride, nonché il nuovo approccio all’intelligence che sarà necessario adottare per fronteggiare questa sfida.
• Fornirà ai partecipanti indicazioni sulle contromisure e strategie di contrasto da predisporre a livello del sistema-paese, nella pubblica amministrazione e in tutti i settori della società.

Contenuti

Verranno analizzate, in particolare, le seguenti tematiche :

1) Concetti-chiave per comprendere le forme emergenti di conflittualità nel XXI secolo.

a) Concetti occidentali: “guerra politica”, “guerra ibrida”, “minacce ibride”.
b) Concetti russi: “guerra di nuova generazione”, “misure attive”.
c) Concetti cinesi: “guerra senza limiti

2) Caratteristiche distintive della guerra politica.

a) Uso combinato e sinergico di diversi strumenti operativi, non-militari e militari.
b) Finalità di influenza e destabilizzazione socio-politica del paese avversario.
c) Individuazione e sfruttamento delle vulnerabilità di quest’ultimo.
d) Disseminazione di confusione e ambiguità, nel decisore politico e nell’opinione pubblica del paese-bersaglio, circa la natura e la provenienza della minaccia.

3) Gli strumenti “ibridi” della guerra politica.

a) Attacchi cibernetici e cyber-spionaggio.
b) Propaganda e disinformazione per mezzo di social media e media tradizionali.
c) Operazioni di guerra psicologica.
d) Sostegno a movimenti sociali, partiti politici, organizzazioni non-governative, università e centri culturali.
e) Manipolazione di processi elettorali.
f) Uso di strumenti di influenza economico-finanziaria e penetrazione in settori industriali d’importanza strategica.
g) Minacce militari convenzionali, nucleari e con altre armi di distruzione di massa.
h) Uso di forze speciali.

4) Casi-studio sui principali attori della guerra politica nell’attuale scenario internazionale.

a) Russia
b) Cina
c) Iran
d) Potenziale ricorso alla political warfare da parte di attori jihadisti non-statali e pseudo-statali [Daesh, Al-Qaeda].
e) Discussione sulla opportunità o meno per le democrazie occidentali di dotarsi di capacità offensive di guerra politica.

5) Ruolo e compiti delle agenzie d’intelligence nel contrasto alle minacce ibride.

a) Ricerca e analisi delle informazioni finalizzate all’early warning, alla conoscenza delle motivazioni e delle finalità dell’avversario, nonché all’individuazione delle vulnerabilità che esso potrebbe sfruttare.
b) Le covert operations tese alla neutralizzazione delle minacce ibride.
c) Il ruolo del controspionaggio e della controingerenza nel contrasto alle attività di guerra politica.

6) Contromisure e linee-guida di una strategia di sicurezza nazionale italiana.

a) Identificazione delle vulnerabilità del sistema-Italia [tecnologiche, economiche, sociali, politiche, psicologico-cognitive] potenzialmente sfruttabili da un avversario.
b) Coinvolgimento di tutti i settori della società italiana nelle attività di contrasto.
c) Rafforzamento del coordinamento e dell’integrazione tra tutti gli organismi istituzionali preposti alla gestione della sicurezza.
d) Preparazione e pianificazione per la gestione delle crisi di sicurezza nazionale.

Docenti

Parteciperanno in qualità di docenti autorevoli esperti italiani e stranieri, tra cui :

• Greg Treverton, già Presidente del US National Intelligence Council, è professore di intelligence studies presso la University of Southern California.
• Luca Baione è Consigliere Militare Vicario del Presidente del Consiglio.
• Stefano Stefanini, editorialista de La Stampa e consulente internazionale, è stato Consigliere Diplomatico del Presidente della Repubblica e Rappresentante Permanente d'Italia presso la NATO.
• Vincenzo Camporini, Vice Presidente dell’Istituto Affari Internazionali, è stato Capo di Stato Maggiore della Difesa.
• Giulio Terzi di Sant’Agata, Presidente del Comitato Globale per lo Stato di Diritto “Marco Pannella”, è stato Ministro degli Esteri.
• Carl Scott, docente presso il UK Joint Intelligence Centre e il UK Joint Command and Staff College, è stato Addetto Militare del Regno Unito a Mosca.
• François Géré è Presidente dell’Institut Français d'Analyse Stratégique, Parigi.
• Michele Colajanni professore ordinario presso il Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia.
• Antonio Scala è ricercatore presso l’Istituto dei Sistemi Complessi, Consiglio Nazionale delle Ricerche.
• Luca Alagna è Consulente di Comunicazione Strategica e Marketing Digitale.
• Adriana Piancastelli è Senior OSINT analyst.
• Mario Liotta, è stato Coordinatore del Sistema Nazionale di Gestione delle Crisi e Capo Ufficio Politica Militare dell'Ufficio del Consigliere Militare del Presidente del Consiglio.
• Marco Cannavicci è psichiatra forense ed esperto di intelligence e sicurezza.
• Giovambattista Palumbo è esperto di intelligence economico-finanziaria.
• Luigi Sergio Germani, Direttore Scientifico del Corso, è Direttore dell’Istituto Gino Germani di Scienze Sociali e Studi Strategici.

Parteciperanno, inoltre, altri esperti governativi e non-governativi.

Destinatari

• Funzionari delle Istituzioni di difesa e sicurezza.
• Funzionari di tutte le amministrazioni dello Stato.
• Security managers di imprese, esperti di corporate security, risk-management, business intelligence e intelligence privata.
• Personale di imprese, con particolare riferimento alle infrastrutture critiche e all’industria strategica nazionale.
• Esperti delle università, dei think tank, e del settore privato specializzati in temi attinenti la sicurezza nazionale e internazionale.
• Decisori politici e loro collaboratori.
• Operatori dei mass media, addetti stampa delle pubbliche amministrazioni, aziende e organizzazioni non-governative.
• Esperti di consulenza strategica, relazioni pubbliche e comunicazione.
• Giovani laureati, studenti e professionisti interessati ad approfondire la propria conoscenza del mondo dell’intelligence e di temi attinenti la sicurezza nazionale ed internazionale.

NOTA : Il costo del corso è 350 Euro + IVA. È previsto uno sconto del 10% per appartenenti agli organismi di Sicurezza Nazionale, alle Forze di Polizia e alle Forze Armate, e per studenti universitari. Seguirà programma dettagliato. Per informazioni e richieste di partecipazione si prega di contattare : [email protected] www.fondazionegermani.org